Anaffettività

Con il termine anaffettività indichiamo quella condizione per cui le persone sembrano non sentire emozioni o non saperle esprimere in situazioni in cui esse vengono, generalmente, provate.

Sono molte le persone che lamentano di avere un partner anaffettivo, quindi un partner che “sembra non avere emozioni da esprimere”.

COME ACCORGERSI di un problema di anaffettività?

Le persone anaffettive non amano/non riescono a sentire e/o comunicare a parole le loro emozioni e fuggono anche i contatti affettivi di tipo fisico (non amano nemmeno effusioni, abbracci, baci ecc….). E’ come se si sentissero imbarazzi quando qualcuno li coinvolge in un contatto fisico che esprime affetto.

In genere sono così con tutte le persone che conoscono: amici, parenti, figli, partner….

Più spesso l’anaffettività è presente nel mondo maschile perché culturalmente i maschi sono indotti ad una minore espressione del mondo emotivo (espressione che, talvolta, viene erroneamente considerata come segno di debolezza).

Dobbiamo considerare l’anaffettività come una difesa inconscia: probabilmente nella storia di queste persone ci sono state situazioni (nell’infanzia) in cui hanno dovuto imparare a non esprimere emozioni per non rimanere feriti, hanno dovuto “chiudersi” “raffreddarsi” perché se avessero contattato il loro mondo emotivo in modo profondo avrebbero sofferto troppo. Una volta instaurato questo meccanismo di difesa in infanzia esso diventa automatico e la persona lo innesca anche da adulto ogni volta che è a contatto con l’emotività.

 

COME POSSO AIUTARVI se nella coppia c’è un problema di anaffettività? 

 La terapia può essere rivolta alla persona anaffettiva, al partner della persona anaffettiva o alla coppia.

Può essere rivolta al partner, che spesso è piuttosto insoddisfatto della sua vita sentimentale perché avere un partner che sentiamo anaffettivo è molto pesante in quanto lascia un dubbio: “E’ lui che è fatto così o non esprime emozioni verso di me perché non le sente (e quindi perché non mi ama?”). Chiarire questo dubbio profondo può essere molto importante per ritrovare un equilibrio personale e sentimentale.

Se la terapia è rivolta alla persona anaffettiva dovrà portare piano piano a contattare il proprio bisogno di dare/ricevere affetto (bisogno che ha fatto in modo di non sentire più sin dall’infanzia). Per questo aiuta molto partire dal corpo: attraverso tecniche corporee è più facile riuscire a portare la persona a “sentirsi”, a riconoscere e dare un nome a ciò che sente.

Un punto centrale è accompagnare le persone ad abbandonare gradualmente il “controllo” che attuano su tutto il loro mondo emotivo.

In più, si lavora per creare uno stile di vita, (che di solito nelle persone anaffettive si caratterizza per essere pieno di cose “da fare”) più consono al “sentire” quindi con momenti di ascolto emotivo di se stessi, con esperienze di contatto emotivo interno.

La terapia può essere fatta in coppia se il partner anaffettivo comprende la sofferenza di chi gli sta vicino e sente una motivazione al lavoro insieme per creare una maggiore soddisfazione sentimentale.

 

CONSIGLI per il problema di anaffettività:

  • Leggere il libro libro paura di sentire (i riferimenti bibliografici sono presenti alla sezione libri di interesse psicologico di questo sito web).
  • Per i partner delle persone anaffettive: considerare che per chi ha il problema è molto difficile rendersene conto (per loro è normale fare così) per cui è bene cercare di portarli alla consapevolezza di questo evitando la rabbia e basando tutto su una comunicazione dei propri sentimenti (“come mi fai sentire se continui a non esprimere emozioni”).
  • Per la persona anaffettiva: è possibile provare da soli a sensibilizzarsi sull’ascolto delle sensazioni corporee (l’ascolto delle emozioni è, infatti, spesso bloccato dai meccanismi di difesa). Se volete provare potete farlo con questo esercizio: Mettetevi in una posizione comoda, rilassata… stesi supini va molto bene e cominciate a respirare cercando uno stato di quiete interiore. A questo punto cominciate a pensare a qualcosa di problematico per voi, a qualche situazione sgradevole che vi sta capitando. Una volta individuata la situazione concentratevi sul vostro corpo e cercate di capire dove questo malessere si manifesta nel vostro corpo. Se non lo individuate subito prendetevi un po’ di tempo per scoprire quale parte del vostro corpo accusa tensione, fastidio, dolore ecc….vi accorgerete che i pensieri continueranno a venire così come le immagini ma voi dovete cercare di restare in contatto con le sensazioni fisiche sgradevoli prendendone semplicemente nota mentalmente. Ogni volta che vi trovate “a pensare” a qualcosa cercate di riportare la vostra attenzione sul corpo. Potrebbe essere, a questo punto, che qualche emozione emerga associata a queste sensazioni corporee sgradevoli ma se così non fosse non preoccupatevi perché questo è solo un piccolo esercizio di sensibilizzazione all’ascolto di voi stessi… se riuscite ad entrare in contatto con il vostro corpo è già un grande successo!

 

Michele Giannantonio “Paura di sentire” 2013 – Erikson

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