Perché mangio male?

(Una strada per migliorare)

 

Nell’articolo “Perchè mangio male. Tipologie di fame e istruzioni per l’uso” ho cercato di spiegare quanto sia importante, per ritrovare un sano rapporto con l’alimentazione e il cibo, imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo per affinare la nostra capacità di comprendere da dove arrivino e potere così dare loro giusta soddisfazione. Abbiamo bisogno di capire di cosa abbiamo fame e come soddisfare quella fame. Fatto questo, dobbiamo diventare consapevoli delle abitudini e degli schemi alimentari che abbiamo sviluppato nella nostra vita ovvero dei nostri condizionamenti. Il condizionamento inizia alla nascita. La nostra relazione con il cibo è influenzata dalla nostra famiglia d’origine, dalla pubblicità, dalla televisione, dai film, dai libri, dalle riviste, dai coetanei, dai costumi locali.

Per comprender meglio quanto leggerete di seguito vi consiglio di leggere l’articolo “Perchè mangio male. Tipologie di fame e istruzioni per l’uso” se non lo avete ancora fatto.

Le ricerche dimostrano che in Occidente le persone che smettono di mangiare nel corso di un pasto seguendo i segnali del corpo sono solo il 20%. Gli altri si affidano a segnali esterni come la fine della serie TV, la fine delle cose che ci sono nel piatto ecc…. Molte persone riconoscono solamente il “disagio da troppa fame” e il “disagio dell’avere mangiato troppo”, non riuscendo a riconoscere gli altri segnali che vengono dal corpo. Tutto questo è evidenzia di una forte perdita di contatto con il proprio corpo a favore un un eccesso di investimento “sui propri pensieri”. In più, socialmente dilaga la sensazione costante che le cose non siano come dovrebbero essere. E’ una sensazione spiacevole e irritante che ci spinge a muoverci, a fare qualcosa, a bere qualcosa, ad abbuffarci a fare sparire quel senso di disagio. Spostarsi, distrarsi, mangiare non sono, però, soluzioni a lungo termine per placare quel disagio interiore e alleviano il disagio solo temporaneamente. La vera fonte di insoddisfazione è, infatti, più profonda: perché ci spaventa una mente calma e vuota? Un motivo è che pensiamo che il nostro valore dipenda dall’essere produttivi, dal produrre pensieri. In realtà la salute mentale, la creatività e la produttività dipendono dallo svuotare la mente, almeno per una parte di tempo. Cerchiamo di capire perché…..

Per comprendere bene ciò che di seguito scriverò è importante tenere in considerazione che la mente assolve a due funzioni distinte: pensare ed essere cosciente. Quando la leva del pensare è accesa, quella della coscienza è spenta, QUANDO PENSIAMO NON SIAMO COSCIENTI, PRESENTI A NOI STESSI.

Una strada per affinare la nostra capacità di ascoltare il nostro corpo, sgombrando la mente e tornando all’esperienza del pasto nel qui e ora è approfondire la conoscenza e la pratica della mindful eating.

Cosa significa alimentazione consapevole (mindful eating)? Come si fa a mangiare in modo consapevole? Nell’alimentazione consapevole siamo semplicemente testimoni delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni che affiorano nei confronti del cibo e del mangiare mentre lo stiamo facendo. Si basa sulla nostra esperienza diretta. Non paragoniamo e non giudichiamo. Significa prestare attenzione intenzionalmente a ciò che sta accadendo dentro di noi (nel corpo, nel cuore, nella mente) e fuori di noi all’ambiente in cui siamo, in maniera non giudicante, nella consapevolezza di ciò che stiamo facendo, lasciando andare ogni tipo di giudizio che potremmo avere in proposito. Significa essere presenti mentre mangiamo portando l’attenzione alla sola esperienza sensoriale che stiamo facendo (odori, sapori ecc…). Portare l’attenzione a una cosa qualsiasi può rivelarci mondi che non sospettavamo esistessero: in questo modo possiamo, infatti, iniziare a notare i nostri pensieri automatici, i nostri atteggiamenti e le modalità abituali che ci spingono a ricorrere al cibo quando, in realtà, non ne abbiamo bisogno. Possiamo scoprire i nostri pensieri nascosti e i comportamenti automatici, possiamo capire se usiamo il cibo per allontanare emozioni negative o voci interiori.

La mindfulness si propone come approccio e via per la regolazione emotiva, per la costruzione di quella serenità senza la quale siamo a rischio di fame del cuore. La comprensione, l’accettazione e la compassione, si pongono come pilastri senza i quali continueremo a sentirci costantemente sottoposti al giudizio nostro e degli altri e, di conseguenza, insoddisfatti. Con il mindful eating quello che si può perdere è il peso dovuto all’infelicità e all’insoddisfazione che molte persone provano nei confronti del cibo e del mangiare. Si guadagna, invece, un senso di piacevolezza riguardo al mangiare.

Ultimo elemento IMPORTANTISSIMO da considerare: questa pratica ci aiuta a diventare consapevoli della transitorietà di ogni desiderio. Ogni desiderio, infatti, insorge, periste per un certo periodo e poi svanisce. Spesso siamo inconsapevoli di questo e una volta che sorge in noi un desiderio crediamo sia difficilissimo contrastarlo o gestirlo.

In realtà la strada migliore è quella di prenderne atto, contattarlo (senza giudicarsi) e dire a se stessi che si ha una scelta: soddisfarlo subito oppure aspettare un po’ di tempo, così che esso se ne vada da solo.

Abbiamo bisogno di re-imparare che non abbiamo la necessità reale di soddisfare subito ogni desiderio che nasce in noi, nemmeno quando si parla di cibo. Allo stesso modo non dobbiamo giudicarci male se nascono in noi desideri, dobbiamo solo prenderne atto, accettarci e decidere se soddisfarli subito è davvero la strada per il nostro benessere.

Ecco alcuni esercizi di mindful eating che aiutano a capire meglio quanto scritto sopra:

1. La prossima volta che hai una smania di cibo prova a fare così: siediti e osservala mentre cresce, raggiunge il picco e poi cala. Osserva cosa avviene dentro di te nel corso di questa esperienza.

 

2. Una successiva volta che hai smania di cibo prova a prenderne coscienza senza giudicarti (di a te stesso semplicemente “voglio mangiare”), cercare di capire cosa ti abbia fatto scattare questa voglia (qualcosa che hai visto, sentito, pensato, qualche situazione? Ecc….) e di a te stesso “ora ho voglia di mangiare, posso decidere se soddisfare questa voglia oppure aspettare il tempo necessario perché essa passi”.

Tanti esercizi per comprendere meglio e approfondire la pratica della mindful eating li trovate in questi testi:

Teresa Montesarchio “Mindful eating. Una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo”. 2017 – EPC Editore

Jan Chozen Bays “Mindful eating per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo”. 2018 – Enrico Damiani Editore

Dott.ssa Patrizia Simoni